Privacy Policy
 

Posts belonging to Category Viaggi



Antinolfi: “Molise terra di opportunità e di sviluppo”

Dottoressa Mariagiovanna Antinolfi

Oggi, carissimi lettori, vi propongo l’intervista a Mariagiovanna Antinolfi.

Nata e cresciuta a Campobasso e, quindi, molisana doc.

38 anni, laureata e poi specializzata in materie giuridiche, presso l’Università degli Studi del Molise.

Ha poi svolto attività di ricerca presso lo stesso Ateneo, essendo curiosa di natura.

Ha sempre amato le arti figurative e nel corso di alcuni viaggi si è appassionata alla fotografia. Passione che coltiva come un hobby che la impegna e appaga molto.

Sui social (Facebook ed Instagram) si diverte a condividere questa sua passione sotto lo pseudonimo di Arianna von Tigalian.

La Dottoressa, da me contattata, ha gentilmente risposto ai miei quesiti che riporto di seguito.

  •  Dottoressa Antinolfi, come le é venuta la passione per la fotografia?

Ho sempre amato le arti figurative: nel passato mi sono anche dilettata nella pittura. L’impressionismo di Monet e le avanguardie di Cézanne catturarono la mia attenzione da adolescente, sviluppando in me un forte interesse per la pittura di paesaggio.

Sono queste le basi su cui ho sviluppato una crescente curiosità per il mondo che mi circonda, curiosità alimentata dalla considerevole quantità di splendidi paesaggi che la mia terra d’origine, il Molise, offre con disarmante semplicità.

Per cui dall’amore per il bello alla fotografia, arte che al giorno d’oggi più  facilmente della pittura è deputata a rappresentarlo, il passo è stato breve!

  •  Preferisce immortalare paesaggi, “primi piani” o “particolari”? 

Mi sono avvicinata alla fotografia iniziando ad immortalare paesaggi durante i viaggi. E, come spesso si dice, l’appetito vien mangiando: insieme a mio marito abbiamo iniziato a “viaggiare” attraverso i numerosi ed antichi borghi molisani, restando sempre colpiti dalla bellezza che, nonostante lo spopolamento che subiscono, sono tutt’ora in grado di mostrare. E da un borgo all’altro, i panorami che si aprono davanti agli occhi non smettono mai di incantarci, pur conoscendoli ormai bene, capaci come sono di offrire sempre qualcosa di nuovo e di inaspettato”.

  •  Quale zona del Molise preferisce fotografare?

Senza retorica, le rispondo che il Molise mi affascina in ogni suo angolo.

L’imponenza delle nostre montagne, dal Matese alle Mainarde, rapisce il mio sguardo suscitando in me sentimenti di profonda affezione, esattamente come le dolci colline del basso Molise, che dal giallo dei girasoli estivi declinano al blu del nostro mare cristallino”.

  •  Quale sensazione si prova nello scattare un’istantanea? 

Le sensazioni che si provano quando si è dietro l’obiettivo variano da fotografo a fotografo ed anche al variare del soggetto che si intende immortalare.

Personalmente non riesco a liberarmi della piacevolissima sensazione di sentirmi parte del paesaggio che, di volta in volta, cattura la mia attenzione.

È il senso di una totale immedesimazione tra se stessi e il paesaggio, il sentirsi parte di un mondo che racchiude in se tutto, un organismo perfetto che merita rispetto e richiede attenzione e cura e, in un’unica parola, amore.

La natura ci sta lanciando drammatiche richieste di aiuto: imparare a rispettarla e ad amarla è il punto di svolta di un cambiamento culturale che dovrebbe riguardarci tutti e che ci insegnerebbe anche a far fronte ad un’altra emergenza, quella umanitaria.

Rispettare e amare la natura è un ottimo esercizio per riuscire a rispettare e ad amare di più il prossimo”. 

  •  Secondo lei, come si potrebbe risollevare il turismo nella nostra regione?

Sono molto legata alla mia terra: la considero un luogo meraviglioso in cui vivere, assaporando ritmi di vita normali e mai frenetici, sapori e tradizioni che sanno tirar fuori il meglio di noi stessi, risvegliando un senso di appartenenza ad una terra e ai suoi valori cui ormai non saprei (né vorrei) rinunciare.

Non appartengo, anzi la rifuggo con decisione, alla categoria di persone che considerano l’erba del vicino sempre più verde: non solo il Molise non ha nulla da invidiare ad altri territori quanto ad attrattive paesaggistiche e naturalistiche. Ma ritengo con convinzione che possa (anzi debba) competere con altre e più “ambite” – dal punto di vista turistico – regioni italiane anche sul piano culturale e turistico.

Dovremmo tutti, forse, riscoprirci più innamorati della nostra terra e più coraggiosi nel volerla presentare al mondo come luogo di interesse storico, culturale, paesaggistico.

Il Molise potrebbe essere terra d’elezione per un turismo di nicchia, intendendo con ciò il riferimento ad una tipologia di turista più raffinato e consapevole, capace di apprezzare la semplicità come valore e mai come limite.

I percorsi naturalistici, le attrattive archeologiche, l’amabilità delle tradizioni enogastronomiche fanno del Molise il luogo ideale per una vacanza alternativa rispetto alle chiassose e affollate mete del turismo di massa, dove tutto è “mordi e fuggi”, perché in quelle mete puoi trattenerti al massimo per il breve lasso di una manciata di giorni, trascorsi i quali perfino il molisano meno convinto della sua stessa “molisanità”, desidera tornare ai privilegi di una vita tranquilla e senza stress di cui in Molise si può ancora godere.

La nostra terra, è vero, non è alla portata di tutti: non lo è per chi non sa cogliere l’importanza dei valori che essa incarna e difende, talvolta con la tenace ostinazione di un popolo aduso all’isolamento e che, da quell’isolamento sembra non voler uscire.

Cosa fare per risollevare il turismo? Puntare sulle giovani generazioni: sulla loro capacità di essere “multitasking”, sulle opportunità ad esse offerte da percorsi educativi e formativi sempre più “taylor made”, su misura e a portata di mano.

Mantenersi aperti e ben disposti a un cambiamento che deve essere prima di tutto culturale. Uscire fuori dalla gretta mentalità di provincia per cui a casa propria niente va bene e tutto è da rifare, tara questa in grado di spegnere qualunque entusiasmo o il benché minimo guizzo di orgoglio e vivacità nel flaccido e mai superato “non me ne tiene”, tutto molisano.

Saper partire da zero, da un ‘educazione all’accoglienza, all’ospitalità per poter davvero e con competenza essere competitivi e offrirsi al mondo quali promotori del ricco bagaglio di bellezze, attrattive ed opportunità che il Molise può offrire. 

Spero con tutto il cuore che i miei coetanei sappiamo mettere da parte quelle esperienze personali che ciascuno di noi ha, suo malgrado, subito nel proprio percorso formativo e che ci hanno messo spesso di fronte a scoramento e delusione, specie dal punto di vista professionale.

Qualcuno dice che ci hanno privato di un futuro. Non lo condivido: siamo noi gli artefici del nostro futuro”.

Share

Janus River l’ottantenne ciclista approda a Gambatesa: comunicato stampa dell’Ente Municipale

Riceviamo e pubblichiamo, la nota del Comune di Gambatesa inviataci ieri, con cui annuncia l’arrivo nel nostro borgo del ciclista ottantenne Janus River.

Janus River saluta il Molise: domani a Gambatesa l’ultima tappa nella regione.
L’ottantenne ciclista giramondo farà tappa nel paese fortorino.

Circa 300.000 Km percorsi in biciletta in 18 anni e 160 paesi visitati.
Janus River, ciclo-viaggiatore russo-polacco di 81 anni sarà domani mattina a Gambatesa alle ore 10:30 per chiudere il suo tour molisano.
River è giunto in Molise, proveniente dall’Abruzzo, il 25 luglio facendo tappa nelle comunità di Montenero di Bisaccia e Petacciato per poi spostarsi in altri comuni della regione fino a Macchia Valfortore e infine Gambatesa da cui varcherà il confine verso la Puglia.
L’intera storia del ciclista polacco ha sempre avuto sullo sfondo il “viaggio”: già a 28 anni è costretto a scappare dalla sua terra natia oppressa dal regime comunista per giungere poi in Egitto e finalmente in Italia dove ha acquisito la cittadinanza.

Non sa stare fermo Janus e nel 2000 parte per il suo ciclo-tour mondiale che lo porterà a conoscere migliaia di storie, persone e luoghi in sella alla sua vecchia bicicletta portando con sé un sacco a pelo, qualche vestito di ricambio e poco altro.
Janus prevede di percorrere 12.000 km in Italia pedalando la penisola fino al 2019.
Domani a Gambatesa verrà accolto dall’Amministrazione Comunale in Piazza Municipio.

Share

“The Face of Crazy Horse”: la storia fotografica di Cavallo Pazzo e dei Sioux nella prima fatica letteraria di Pietro Abiuso.

Erano gli anni settanta quando Pietro Abiuso, per amore di Teresa, una bellissima ragazza figlia di emigranti gambatesani, lasciò il suo paese per espatriare alla volta degli States.

Nonostante l’attaccamento viscerale alla sua terra il destino gli riservò una vita oltreoceano in quella New York, ombelico del mondo, città immensa, ma non tanto grande per colmare il vuoto che il paese lasciò dentro di lui.

Il lavoro e la frenetica vita americana non gli impedirono tuttavia di tornare ogni anno a Gambatesa durante l’estate con l’intera famiglia. Difatti, non c’è filmato della processione della Madonna della Vittoria che non lo veda presente, come se ogni anno, la Signora del Paese lo richiamasse per riabbracciarlo, quasi scontenta della sua emigrazione.

In 40 anni di Stati Uniti Pietro Abiuso non si è mai omologato alla cultura Yankee né tantomeno agli usi e costumi dell’America (lui stesso giura di non essere mai stato in un fast food). Basti pensare come, con accuratezza chirurgica, per ben 38 anni si sia astenuto dal prendere la doppia cittadinanza, quasi a rimarcare quella “italianità”, “molisanità” e “gambatesanità” quali tratti di una militanza degna dei più accaniti ultras che popolano i nostri stadi la domenica.

Tuttavia, oltre al rock e alle bistecche, qualcosa degli Stati Uniti lo colpì e suscitò in lui inusuale interesse: la storia degli indiani d’America ed in particolar modo del famosissimo Cavallo Pazzo (Crazy Horse), personaggio leggendario a cui sono state attribuite imprese memorabili e fantastiche, come quella che lo voleva invulnerabile ai proiettili o che narrava che il suo spirito aleggiasse ancora tra le tribù dei pellerossa.

E così che, quasi per diletto, Pietro iniziò a studiare gli avvenimenti bellici che vedevano contrapposti statunitensi e nativi d’America appassionandosi con gradualità ad aneddoti e profili particolari delle guerre indiane. Una curiosità che lo porterà ad effettuare oltre trent’anni di ricerche bibliografiche e archivistiche associate a molteplici sopralluoghi negli splendidi paesaggi del Nebraska, South Dakota, Wyoming, Montana, Colorado.



In questo contesto nasce “The face of Crazy Horse”, libro scritto insieme all’amico italo-americano Cesare Marino e Francis White Lance che con un approccio aperto guarda alla storia fotografica della tribù Lakota e di Crazy Horse, cercando di sfatare falsi miti creati attorno all’eroica figura del capo guerriero degli Oglala come ad esempio il rifiuto di Crazy Horse di farsi fotografare per paura che la sua anima venisse rubata.Ebbene, la maggior parte degli indiani e dei non indiani ha negato l’esistenza di qualsiasi possibile ritratto fotografico del guerriero mistico dei Lakota, inclusa una famosa lastra metallica, oggetto di approfondito studio, che gli autori ritengono immortalare proprio il grande capo indiano Cavallo Pazzo.Trecentonovanta pagine di fotografie, storie e avventure viste da una prospettiva inusuale, qual è appunto quello fotografica, che vanno ad incrementare la sterminata bibliografia afferente le guerre indiane con un pezzo pregiato e di sicuro interesse scientifico.

Niente male per Pietro Abiuso, irriducibile molisano e fine cantore di maitunate che, a sessant’anni suonati, partito dalla regione che non esiste, da alle stampe un libro di storie di terre geograficamente lontanissime, ponendolo di fatto tra i “gambatesani famosi”, la cui memoria verrà mantenuta nei secoli.

Congratulazioni!

Luca D’Alessandro

Libro in vendita su Amazon –> Clicca qui

Share

Il castello Di Capua su Moli.se.

Castello Di Capua di Gambatesa

Il Castello Di Capua di Gambatesa è approdato su Moli.se, una community del Molise che si occupa e di promuovere il territorio molisano e le sue bellezze attraverso foto, video e storie raccontate da persone del posto.

Nella pagina che la famosa comunità virtuale riserva al maniero gambatesano, si mettono in risalto gli affreschi ad opera di Donato Decumbertino che rappresentano avvenimenti prevalentemente mitologici.

Ma non vi voglio svelare di più e vi rimando al link della pagina web della comunità/guida —-> Castello Di Capua di Gambatesa su Moli.se

 

Share