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Posts belonging to Category Storia, cultura e tradizioni



Gambatesa e Vipera: due facce della stessa medaglia?

Toppo della Vipera

 

Articolo di Pietro Scocca

Premessa: Gambatesa, le origini di un popolo e del suo territorio.

Una località di nome Gambatesa appare nelle fonti storiche, e più precisamente nel Catalogus baronum, solo dalla seconda metà del XII secolo.

La vita del nostro paese è dunque così, relativamente, breve? È noto che la storia è colma di sfumature, e affermare che non esistesse nessun nucleo abitato nei pressi dell’attuale centro urbano sarebbe quanto meno affrettato e superficiale. Ma partiamo dalle testimonianze “materiali”: che si giri in un lungo ed in largo il nostro paese, che lo si indaghi da ogni punto di vista, è impossibile non notare quanto la sua sia una conformazione strutturale e geografica prettamente medievale. Per di più non sono presenti all’interno del centro abitato (se si eccettua un’iscrizione in latino presente sul fianco della così detta “Funtane e’zà Rosa” nei pressi del cimitero, di cui rimane da stabilire il periodo di realizzazione), aree archeologiche antiche, né reperti d’epoca romana o sannita, nemmeno nei materiali di riporto con cui poi furono costruiti il castello e tutti gli edifici più antichi. Abbiamo però, credo approssimativamente a 4 km dal centro urbano di Gambatesa, e precisamente in Contrada Piana delle Noci, i resti di una necropoli romana, purtroppo ancora nascosta dalla terra. Vi è inoltre un ulteriore indizio che ci porterebbe a dedurre che il nostro territorio sia stato abitato e frequentato da tempi più remoti: il tratturo Lucera- Castel di Sangro, uno dei tratturi più importanti nella pastorizia, ma anche crocevia, punto cardine e di passaggio tra i territori montuosi abruzzesi e le floride pianure della Puglia. Da questo momento mi addentrerò nel campo delle ipotesi, ma ritengo si tratti di ipotesi suffragate da varie fonti e soprattutto dalla logicità delle loro motivazioni.

Dicevamo che dalle fonti non abbiamo notizia di Gambatesa prima della seconda metà del XII secolo. Abbiamo però vari riferimenti, precedenti al periodo sopra citato, ad un abitato di nome Vipera, più precisamente “Guiperanum”. Ebbene cosa centra Vipera con Gambatesa, vi chiederete. Chiunque sia nativo del nostro borgo sa bene che proprio di fronte al nostro paesino si erge una collinetta dalla forma peculiare, da tutti chiamata “Toppo della Vipera”. Nelle fonti scritte, (come ampiamente documentato dal pregevole lavoro di Franco Valente “Il castello di Gambatesa, Storia arte architettura”) la nostra Vipera è sempre citata senza Gambatesa, e cronologicamente prima di essa, meno un caso: in questo specifico caso, riportato da Francesco Rossi prima, e dallo stesso Valente poi, in un appunto ripreso dai “distrutti Registri angioini” si legge che nel 1330 Margherita di Gambatesa, moglie di Riccardo Caracciolo e figlia di Riccardo di Gambatesa, possedeva il “castrum” di Gambatesa e tra gli altri quello di “Tofarie et Vipere”. Appare singolare che l’unica volta in cui Gambatesa e Vipera sono citate contemporaneamente, esse siano in qualche modo strettamente correlate tra loro, vuoi per una vicinanza territoriale, vuoi per i feudatari che ne traevano le sorti. Nel suo volume Valente racconta di essersi recato presso il “Toppo della Vipera”, spinto dalla possibilità di rinvenirvi i resti dell’antica Guiperanum, vedendo i suoi dubbi “aggravati dopo un’attenta ispezione dei luoghi….”, affermando infatti: “con esclusione dell’impianto di una piccola cisterna-serbatoio, non sono stato capace di trovare una benché minima traccia di una muratura di qualunque tipo”.
Egli continua dicendo che sebbene l’ultima volta in cui Vipera sia stata menzionata risalga a settecento anni addietro, appare strano che sulla collina omonima non sia rimasta alcuna sua traccia. Dunque Vipera doveva trovarsi in un altro luogo, oppure potrebbe aver rappresentato un primitivo nucleo abitato dell’odierna Gambatesa, in epoca longobarda chiamata Guiperanum, e da cui ha preso nome il vicino “Toppo”. Quest’ultima ipotesi è possibile, ma ad oggi non è dimostrabile, e a me non pare del tutto logicamente accettabile, almeno in questi termini. Ma se proviamo ad immaginare che i primi abitanti dell’odierna Gambatesa provenissero da un altro luogo ad essa attiguo, magari chiamato Vipera, e che si fossero spostati, vuoi per motivazioni geo-politiche, alimentari, climatiche, per danni provocati da terremoti o frane, verso l’altura che oggi ospita il nostro bel borgo, allora tutto appare più plausibile. Torniamo per un attimo al Toppo della Vipera. Se è pur vero che non è stato rinvenuto alcun reperto in zona, è altrettanto vero che la ricerca si è soffermata solo sul colle specifico, e non è andata oltre, nelle zone adiacenti. Dietro il suddetto colle esiste una necropoli romana, che non disterà più di un paio di km dallo stesso. Che la zona sia stata abitata anche successivamente? Potrebbe essere. Ma indaghiamo più affondo questo Toponimo: perché Vipera? Il culto della vipera, o meglio, quello della Vipera Anfisbena, mitico serpente dotato di due teste, era largamente diffuso tra i longobardi, specie nel territorio giuridico beneventano, di cui all’epoca il nostro Fortore faceva parte. Come non supporre dunque che tale nome sia strettamente legato al periodo di frequentazione longobarda? Degli insediamenti longobardi, seppur minimi, dovevano essere presenti in quella zona, tanto più che nelle immediate vicinanze fu poi costruita la chiesetta oggi intitolata alla “Madonna della Vittoria”. Come mai quella chiesa si trova proprio lì, in un luogo evidentemente diverso e relativamente distante dall’attuale centro abitato? Se teniamo presente che San Barbato fece di tutto per sopprimere il culto idolatro della vipera, possiamo immaginare che il santuario della Madonna della Vittoria sia stato posto in quel luogo proprio come “rimedio” alle credenze, che visto il nome del colle, dovevano lì essere fortemente radicate. Non è da escludere che l’edificio potesse essere in un primo momento collegato proprio al culto della vipera, prima di esserne liberato e “riabilitato” dalla fede cristiana. Ma se c’era una religione, doveva anche esserci qualcuno che la praticava o che comunque ne seguiva i precetti. Ecco che torna ammissibile l’idea che Vipera si trovasse nei pressi dell’attuale Gambatesa, e che forse gli abitanti di questo antico borgo furono i primi ad insediarsi sull’altura su cui oggi sorge il nostro paese. Tutto quello che ho detto non è dimostrabile, ma di certo è ragionevole e non privo di un certo fascino. Ad ogni modo ai posteri, e ai veri storici, l’ardua sentenza!

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Gambatesa, l’amministrazione investe sulla certificazione Deco

Logo deco

Da quotidianomolise.com

Promuovere la produzione dei prodotti tipici attraverso la Deco, per certificarne una sorta di denominazione d’origine protetta, è una delle azione programmate dal Comune di Gambatesa al fine di favorire lo sviluppo economico del paese.

Sono diverse le peculiarità gastronomiche che l’ente intende valorizzare per far conoscere ed apprezzare le prelibatezze della zona.

Tra i più richiesti, come precisato sul sito locale, anche il “famoso tarallino, che è una sorta di snack”, composto da pasta modellata a forma tonda, adatto per accompagnare aperitivi, anche vino o birra ed i cui ingredienti sono: farina, sale ed olio, con l’eventuale aggiunta del finocchio o del peperoncino.

Sul sito sono state anche pubblicate, attraverso il link di riferimento, le ricette del posto che consentono di preparare i taralli al finocchietto, al peperoncino e taralli di antica lavorazione.

Accanto a queste specialità, hanno trovato spazio anche “i casciatell”, fiadoni, la cui tradizione preparazione può avvenire secondo due ricette.

Quella “dolce” farcendolo con ricotta e zucchero; quella “salata” aggiungendo formaggio, salsiccia o salame.

Altro piatto tipico della cucina gambatesana sono “i ciufell”, primo piatto costituito da una striscia di pasta,lunga circa 2,5 cm. Secondo l’usanza locale, ci sono due tipi di “ciufell”: quelli “non cavati” , senza incavatura, fatta con due dita della mano; e quelli “cavati” , dove c’è l’incavatura.

L’intento dell’amministrazione comunale è di dare impulso all’esportazione dei prodotti e piatti tipici al di fuori del territorio comunale, attraverso la costituzione di cooperative di giovani volenterosi, oltre alle attività già esistenti; e creando contatti con altre attività commerciali sul territorio regionale ed extraregionale. Così facendo, anche secondo l’amministrazione, si creerebbe un commercio ed un marketing territoriale ad ampio raggio.

La Deco indica la denominazione di origine di un prodotto agroalimentare o artigianale, prodotto nel territorio di un comune. L’iniziativa del prodotto Deco lanciata anche dall’ ente di Gambatesa è di definire i requisiti per la valorizzazione del prodotto, che punta alla sua tipicità e trasparenza gastronomica, nell’ ambito della difesa delle pratiche antiche legate al lavoro, alla coltivazione ed alla lavorazione agricola e artigianale. Un vero e proprio esempio di “glocal” ed al contempo una risposta alle esigenze sempre più impegnative  che provengono dal variegato mondo dei consumatori, che consente ai comuni di tutelare e valorizzare prodotti non denominati e a rischio di estinzione.

Si tratta di un marchio comunale che molte amministrazioni comunali molisane stanno tentando di introdurre. Con l’elaborazione del modello standard di regolamento comunale si dà la possibilità ad ogni comune di seguire un’ iter rapido e semplice per l’adozione da parte dei singoli consigli comunali  della certicazione De.Co, illustrando procedure amministrative in grado di concedere anche ai singoli produttori di ottenere il riconoscimento di denominazione comunale ai proprio prodotti mediante il rispetto delle disposizione presenti nel “disciplinare di produzione”.

Il “progetto De.Co” può rappresentare un strumento con cui un territorio, un comune e una comunità possa da un lato tutelare le proprie produzioni, dall’altro innescare un processo di sviluppo territoriale eco-sostenibile, di natua prettamente endogena. La crescita sostanziale dei comuni che hanno applicato le De.Co negli anni nè è una reale testimonianza, così come le varie proposte di legge per l’istituzione delle Denominazioni Comunali.

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Marketing territoriale ed esportazione dei prodotti culinari della terra gambatesana

Si sa, che ogni regione della nostra amata Italia, ha dei prodotti o piatti tipici più o meno gustosi; come la Torta Pasqualina (torta salata, consumata maggiormente nel periodo pasquale, contenente bietola) e le trenette al pesto in Liguria o la Campagnola Buschese (panino tipico di Busca, comune situato a pochi chilometri da Cuneo) o la bagna cauda (minestra- salsa tipica della zona del Torinese, Cuneese e dell’Alessandrino) in Piemonte.
Restringendo un’ po’ il campo di discussione e focalizzandoci sulle prelibatezze di Gambatesa, non manca di che disquisire.
Partendo dal famoso tarallino, che è una sorta di “snack”, formato da un pezzo di pasta modellato a forma tonda, adatto per aperitivi a base di vino o birra; i cui ingredienti base sono: farina, sale ed olio, con l’aggiunta, a piacimento del finocchio o del peperoncino.

Marchio comunale DECO

Di recente è stato creato un “marchio” comunale per il prodotto in questione.
Il “marchio”, si chiama “De.co” e serve per certificare una sorta di denominazione d’origine protetta.

Ecco le ricette

DISCIPLINARE DE.C.O. Taralli di Gambatesa al Finocchietto

DISCIPLINARE DE.C.O. Taralli di Gambatesa al Peperoncino

DISCIPLINARE DE.C.O. Taralli di Gambatesa Antica Lavorazione
Proseguendo la nostra carrellata di prodotti tipici, troviamo “i casciatell”; che sono dei fiadoni, la cui preparazione, può avvenire in due modi: quella “dolce” avviene farcendo il fiadone con la ricotta e zucchero; invece quella “salata” mettendoci formaggio e salsiccia o salame.
Un piatto tipico della cucina gambatesana sono “i ciufell”.

Preparazione ciufell

“I ciufell” è un primo piatto, costituito da una striscia di pasta, lunga circa 2,5 cm.

Ciufell

Ci sono due di tipi “ciufell”: quelli “non cavati”, senza incavatura, fatta con due dita della mano; e quelli “cavati”, dove c’è l’incavatura.
Una buona idea, sarebbe cominciare ad esportare i nostri prodotti e cibi tipici fuori dal territorio comunale, attraverso la costituzione di cooperative di giovani volenterosi, oltre alle attività già esistenti; e creando contatti con altre attività commerciali sul territorio regionale ed extraregionale.
Così facendo si creerebbe un commercio ed un marketing territoriale ad ampio raggio.

 

 

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Castello Di Capua e le sue stanze: il video di Domenico Giorgio

Castello Di Capua

L’archivio dei filmati, riguardante il castello Di Capua di Gambatesa, si arricchisce sempre di più; con un’ altro filmato del nostro cameramen Domenico Giorgio.

Di seguito il link—–>Video castello di Capua di Gambatesa

 

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