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M5S, Lega e la voglia di non governare.

In un periodo d’instabilità di valori morali, economici e di sicurezza per via di furti, abusi  e aggressioni come questo che stiamo vivendo, a rincarare la dose c’è anche la provvisorietà politica ed amministrativa che si sta verificando a seguito delle elezioni dello scorso 4 marzo.

Come ben sappiamo, secondo il responso delle urne, ad arrivare “primi” (con la legge elettorale attualmente in vigore) sono stati il Movimento 5Stelle, capeggiato da Luigi Di Maio e  la coalizione di centrodestra, il cui leader è Matteo Salvini.

Dopo i tre turni di consultazioni al Quirinale e due incarichi esplorativi, il primo affidato al Presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati (FI), per confrontare pentastellati e centrodestra e il secondo al Presidente della Camera Roberto Fico (M5S), per formare un’esecutivo del M5S con il Pd e vista l’indecisione delle parti politiche coinvolte nella vicenda, se entro domani, 11 maggio, non si trovasse finalmente una soluzione per formare il nuovo esecutivo ci sarebbero due opzioni:

  • un governo di tregua, con un premier “neutrale”, da individuare nell’universo professionale;
  • il ritorno al voto (presumibilmente a luglio).

A mio modesto parere, la risoluzione ideale è identificare un Primo Ministro “a tempo” e plasmare un’ assetto istituzionale in grado di modificare la legge elettorale, rendendola più snella, in modo da far conoscere chiaramente, subito dopo la consultazione elettorale, il fronte o il partito trionfante.

In ogni caso, la priorità è dare un governo all’Italia in cui ci sia una sola parola d’ordine: GOVERNARE.

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