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Celebrazione della giornata mondiale della Terra: “Difendiamo questo bene”.

Oggi, 22 aprile, si celebra la “Giornata mondiale della Terra”, Earth Day in inglese.

Ricorrenza istituita e promossa dall’ONU (Organizzazione Nazioni Unite) il 22 aprile 1970 , dove attualmente vi prendono parte 175 paesi, sta ad indicare la giornata in cui si “celebra” e sensibilizza, all’ambiente e alla difesa del pianeta in cui viviamo.

Tra gli ideatori dell’ evento, ci fu il senatore statunitense Gaylord Nelson, che aveva già organizzato incontri e  convegni dedicati a tematiche ambientaliste.

La giornata commemorativa che si celebra quest’anno, è dedicata alla lotta all’inquinamento da plastica, materiale ad oggi più diffuso per l’imbottigliamento di liquidi per uso alimentare, per igiene personale e per detersivi, che secondo un indagine del 2017, è il prodotto più trovato sulle spiaggie italiane (84% ), seguito da vetro e ceramica (4,4%), metallo (4% circa) e carta e cartone (3%).

Ma gli arenili, non sono gli unici luoghi dove avviene “l’abbandono selvaggio” dei rifiuti, infatti con l’avvento della raccolta differenziata, ma non solo, materiale di risulta di qualsiasi genere, viene abbandonato nelle periferie e nelle campagne delle nostre città e dei nostri borghi.

Questo fenomeno d’inquinamento, interessa anche il nostro patrimonio marittimo, basti pensare, allo sversamento in mare di petrolio, a causa di incidenti, da parte di navi che trasportano ogni genere cose (materiale chimico, derrate alimentari, petrolio ecc.), portando alla distruzione, nel tempo, dell’ecosistema marino.

Le associazioni che si occupano della salvaguardia del sistema “ambiente”, invitano le istituzioni a non abbassare la guardia nei confronti di manifestazioni d’incuria e a  garantire il rispetto delle leggi approvate.

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“The Face of Crazy Horse”: la storia fotografica di Cavallo Pazzo e dei Sioux nella prima fatica letteraria di Pietro Abiuso.

Erano gli anni settanta quando Pietro Abiuso, per amore di Teresa, una bellissima ragazza figlia di emigranti gambatesani, lasciò il suo paese per espatriare alla volta degli States.

Nonostante l’attaccamento viscerale alla sua terra il destino gli riservò una vita oltreoceano in quella New York, ombelico del mondo, città immensa, ma non tanto grande per colmare il vuoto che il paese lasciò dentro di lui.

Il lavoro e la frenetica vita americana non gli impedirono tuttavia di tornare ogni anno a Gambatesa durante l’estate con l’intera famiglia. Difatti, non c’è filmato della processione della Madonna della Vittoria che non lo veda presente, come se ogni anno, la Signora del Paese lo richiamasse per riabbracciarlo, quasi scontenta della sua emigrazione.

In 40 anni di Stati Uniti Pietro Abiuso non si è mai omologato alla cultura Yankee né tantomeno agli usi e costumi dell’America (lui stesso giura di non essere mai stato in un fast food). Basti pensare come, con accuratezza chirurgica, per ben 38 anni si sia astenuto dal prendere la doppia cittadinanza, quasi a rimarcare quella “italianità”, “molisanità” e “gambatesanità” quali tratti di una militanza degna dei più accaniti ultras che popolano i nostri stadi la domenica.

Tuttavia, oltre al rock e alle bistecche, qualcosa degli Stati Uniti lo colpì e suscitò in lui inusuale interesse: la storia degli indiani d’America ed in particolar modo del famosissimo Cavallo Pazzo (Crazy Horse), personaggio leggendario a cui sono state attribuite imprese memorabili e fantastiche, come quella che lo voleva invulnerabile ai proiettili o che narrava che il suo spirito aleggiasse ancora tra le tribù dei pellerossa.

E così che, quasi per diletto, Pietro iniziò a studiare gli avvenimenti bellici che vedevano contrapposti statunitensi e nativi d’America appassionandosi con gradualità ad aneddoti e profili particolari delle guerre indiane. Una curiosità che lo porterà ad effettuare oltre trent’anni di ricerche bibliografiche e archivistiche associate a molteplici sopralluoghi negli splendidi paesaggi del Nebraska, South Dakota, Wyoming, Montana, Colorado.



In questo contesto nasce “The face of Crazy Horse”, libro scritto insieme all’amico italo-americano Cesare Marino e Francis White Lance che con un approccio aperto guarda alla storia fotografica della tribù Lakota e di Crazy Horse, cercando di sfatare falsi miti creati attorno all’eroica figura del capo guerriero degli Oglala come ad esempio il rifiuto di Crazy Horse di farsi fotografare per paura che la sua anima venisse rubata.Ebbene, la maggior parte degli indiani e dei non indiani ha negato l’esistenza di qualsiasi possibile ritratto fotografico del guerriero mistico dei Lakota, inclusa una famosa lastra metallica, oggetto di approfondito studio, che gli autori ritengono immortalare proprio il grande capo indiano Cavallo Pazzo.Trecentonovanta pagine di fotografie, storie e avventure viste da una prospettiva inusuale, qual è appunto quello fotografica, che vanno ad incrementare la sterminata bibliografia afferente le guerre indiane con un pezzo pregiato e di sicuro interesse scientifico.

Niente male per Pietro Abiuso, irriducibile molisano e fine cantore di maitunate che, a sessant’anni suonati, partito dalla regione che non esiste, da alle stampe un libro di storie di terre geograficamente lontanissime, ponendolo di fatto tra i “gambatesani famosi”, la cui memoria verrà mantenuta nei secoli.

Congratulazioni!

Luca D’Alessandro

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Presentazione dell’ultima fatica letteraria del giornalista Roberto Colella dal titolo “Le cirque de la guerre e altri racconti”.

Copertina libro

Ieri sera, alle 19.00, alla presenza di molti appassionati di giornalismo, parenti ed amici dell’autore, nella cornice della tipografia Palladino Editore, in contrada Colle delle api a Campobasso, è avvenuta la presentazione del libro, scritto da Roberto Colella, “Le cirque de la guerre ed altri racconti”.

L’apertura dei lavori, è stata affidata alla scrittrice Rita Frattolillo, che ha lodato le doti giornalistiche di Roberto Colella, che ha prodotto una ricca attività di stampa, con diverse pubblicazioni di taglio storico e geopolitico, tra cui il carteggio “Mussolini- Churchill”, scritto  insieme allo scrittore Enzo Antonio Cicchino ed  “Hemingway reporter di guerra”,  e corsi di giornalismo per ragazzi.

Non solo, ma anche per le attività turistico-culturali, come il network “Borghi della lettura”, “il turismo della memoria e lo storytelling” e attraverso la fondazione di “Molihub” per favorire le start-up giovanili.

Gli interventi a cura della Dottoressa Frattolillo e del Dottor Colella, sono stati intervallati da delle letture, tratte dal libro presentato, a cura della giornalista Angelica Calabrese.

Il volume presentato ieri, suddiviso in tre racconti (Cirque de la guerra , il collezionista di barbie e il rugbista di beit jala), è basato esperienze direttamente vissute dall’artefice del libro, in Africa che per una curiosa coincidenza, è stato presentato in un momento storico di grande tensione internazionale, per un peggioramento della stabilità della situazione politico-internazionale in Siria.

I racconti presenti nel testo, ci portano in una dimensione quasi fantasiosa, che vede protagonisti alcuni bambini, che vivono in contesti territoriali molto difficili e che sono vittime di guerra, che daranno vita, con l’aiuto di un’ex soldato di nome Dupont, ad un vero e proprio circo molto speciale.

In conclusione del convegno, è stato sottolineato il messaggio del lavoro letterario dell’autore e cioè una denuncia dell’abisso scavato spiritualmente e materialmente da tutti i conflitti.

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Intervista all’On Laura Venittelli: “Valorizzare le peculiarità della nostra regione”.

On. Laura Venittelli

Laura Venitelli, avvocato termolese, presidente dell’assemblea regionale del PD (partito democratico), eletta parlamentare nella circoscrizione “Molise” nella XVII legislatura, vicepresidente della commissione giurisdizionale per il personale, componente della commissione agricoltura, della commissione lavoro pubblico e privato e della giunta delle elezioni, ha risposto ai quesiti che riporto, di seguito.

  • Dottoressa Venittelli, alla luce del risultato delle elezioni politiche dello scorso 4 marzo, che risultato si aspetta dall’imminente consultazione regionale?

Sicuramente un risultato migliore in termini percentuali, senza dire altro come pronostico.

La serietà con cui il candidato Carlo Veneziale ha interpretato questa campagna elettorale, soprattutto in discontinuità col recente passato, premierà sia il Pd che la coalizione.

 

  • Secondo Lei, quali sono state le mancanze, sotto l’aspetto politico e amministrativo, del governo regionale uscente?

La giunta regionale uscente paga lo scarso dialogo con le persone, forse avendo privilegiato la cortigianeria degli amministratori sul territorio, che poi peraltro hanno fatto altre scelte, non è stato dato il giusto peso ai territori e alla base.

Paga anche la lentezza con cui sono state portate avanti le questioni più socialmente rilevanti e un legame poco proficuo col Governo.

 

  •  Cosa andrebbe fatto, secondo Lei, per migliorare il sistema economico e lavorativo di questa regione?

Il Molise deve vivere e prosperare valorizzando il territorio, le sue peculiarità e questo è possibile solo con infrastrutture moderne, di carattere diffuso però, non faraoniche.

Una regione che può diventare un modello di sviluppo distrettuale, vista la sua dimensione, ma con tante gemme ancora grezze.

 

  •  Vista la situazione senza dubbio disastrosa delle strade del Molise, quali politiche andrebbero adottate per migliorare il sistema viario della nostra regione?

In realtà, parlando di infrastrutture diffuse è come se le avessi già risposto.

Non ha senso costruire una grande arteria che attraversi il Molise, se poi per recarsi nei borghi più belli e comunque nelle località che hanno bisogno di uscire dal quasi isolamento, si percorrono comunque provinciali indegne di questo nome.

 

  • Qual è il suo pensiero, sulle politiche per le persone diversamente abili, adottate dall’esecutivo regionale?

Si poteva fare di più, ci sono state leggi regionali impugnate di recente dal Consiglio dei Ministri.

Noi propendiamo per un maggiore tasso di inclusione attiva.

Va fatta una ricognizione seria sul fabbisogno e in base a quello che emerge, plasmare politiche socio-assistenziali, ma che rendano i percorsi dinamici e virtuosi, non statici.

Il diversamente abile deve sentirsi come una risorsa speciale, non un peso per la collettività.

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