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Rassegna “Borgo in jazz”: il 1° agosto a Trivento Fabrizio Bosso e Nicola Concettini

il musicista Fabrizio Bosso

il sassofonista Nicola Concettini

 

Nella seconda tappa della Rassegna “Borgo in jazz”, di scena nel centro storico di Trivento il 1° agosto 2017 alle ore 22.00, si esibiranno il trombettista Fabrizio Bosso e il nostro compaesano, il sassofonista Nicola Concettini.

Accorriamo numerosi per far crescere una manifestazione che sta prendendo piede sempre di più nella nosta regione.

 

 

 

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Presentazione di bandi per le imprese: se ne parlerà in un’ incontro

Presentazione bandi per le imprese

E’ in programma un’ incontro, che si terrà lunedì 17 luglio alle ore 18.00, al villaggio turistico “Ciocca” (sala ricevimenti), organizzato dai sindaci del Fortore; che avrà come argomento i finanziamenti per attività di turismo rurale, agriturismo, servizi innovativi alla persona e nel campo della comunicazione marketing per il turismo, piccole attività commerciali e le nuove misure del PSR ( Piano di Sviluppo Rurale).
Si tratta di un’ approccio innovativo e semplificato, che finanzia il progetto e non le spese fatte.

Non mancate!!!

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Gambatesablog in 14 giorni supera le 1000 visualizzazioni mensili

Gambatesablog.info

 

GRAZIE, GRAZIE, GRAZIE.

Lo staff di Gambatesablog.info, ringrazia, tutti voi che seguite e leggete il blog per l’affetto con cui lo fate.

Questo, ci ripaga, di tutto l’ impegno e gli sforzi fatti per rendere ogni giorno il sito migliore; e ci esorta a migliorarlo ogni giorno di più.

Rinnoviamo l’ invito, per chi volesse collaborare con noi, a scrivere e pubblicare articoli inerenti il paese, per far sì che ci siano  più argomentazioni possibili.

Lo staff di Gambatesablog.info

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Gambatesa e Vipera: due facce della stessa medaglia?

Toppo della Vipera

 

Articolo di Pietro Scocca

Premessa: Gambatesa, le origini di un popolo e del suo territorio.

Una località di nome Gambatesa appare nelle fonti storiche, e più precisamente nel Catalogus baronum, solo dalla seconda metà del XII secolo.

La vita del nostro paese è dunque così, relativamente, breve? È noto che la storia è colma di sfumature, e affermare che non esistesse nessun nucleo abitato nei pressi dell’attuale centro urbano sarebbe quanto meno affrettato e superficiale. Ma partiamo dalle testimonianze “materiali”: che si giri in un lungo ed in largo il nostro paese, che lo si indaghi da ogni punto di vista, è impossibile non notare quanto la sua sia una conformazione strutturale e geografica prettamente medievale. Per di più non sono presenti all’interno del centro abitato (se si eccettua un’iscrizione in latino presente sul fianco della così detta “Funtane e’zà Rosa” nei pressi del cimitero, di cui rimane da stabilire il periodo di realizzazione), aree archeologiche antiche, né reperti d’epoca romana o sannita, nemmeno nei materiali di riporto con cui poi furono costruiti il castello e tutti gli edifici più antichi. Abbiamo però, credo approssimativamente a 4 km dal centro urbano di Gambatesa, e precisamente in Contrada Piana delle Noci, i resti di una necropoli romana, purtroppo ancora nascosta dalla terra. Vi è inoltre un ulteriore indizio che ci porterebbe a dedurre che il nostro territorio sia stato abitato e frequentato da tempi più remoti: il tratturo Lucera- Castel di Sangro, uno dei tratturi più importanti nella pastorizia, ma anche crocevia, punto cardine e di passaggio tra i territori montuosi abruzzesi e le floride pianure della Puglia. Da questo momento mi addentrerò nel campo delle ipotesi, ma ritengo si tratti di ipotesi suffragate da varie fonti e soprattutto dalla logicità delle loro motivazioni.

Dicevamo che dalle fonti non abbiamo notizia di Gambatesa prima della seconda metà del XII secolo. Abbiamo però vari riferimenti, precedenti al periodo sopra citato, ad un abitato di nome Vipera, più precisamente “Guiperanum”. Ebbene cosa centra Vipera con Gambatesa, vi chiederete. Chiunque sia nativo del nostro borgo sa bene che proprio di fronte al nostro paesino si erge una collinetta dalla forma peculiare, da tutti chiamata “Toppo della Vipera”. Nelle fonti scritte, (come ampiamente documentato dal pregevole lavoro di Franco Valente “Il castello di Gambatesa, Storia arte architettura”) la nostra Vipera è sempre citata senza Gambatesa, e cronologicamente prima di essa, meno un caso: in questo specifico caso, riportato da Francesco Rossi prima, e dallo stesso Valente poi, in un appunto ripreso dai “distrutti Registri angioini” si legge che nel 1330 Margherita di Gambatesa, moglie di Riccardo Caracciolo e figlia di Riccardo di Gambatesa, possedeva il “castrum” di Gambatesa e tra gli altri quello di “Tofarie et Vipere”. Appare singolare che l’unica volta in cui Gambatesa e Vipera sono citate contemporaneamente, esse siano in qualche modo strettamente correlate tra loro, vuoi per una vicinanza territoriale, vuoi per i feudatari che ne traevano le sorti. Nel suo volume Valente racconta di essersi recato presso il “Toppo della Vipera”, spinto dalla possibilità di rinvenirvi i resti dell’antica Guiperanum, vedendo i suoi dubbi “aggravati dopo un’attenta ispezione dei luoghi….”, affermando infatti: “con esclusione dell’impianto di una piccola cisterna-serbatoio, non sono stato capace di trovare una benché minima traccia di una muratura di qualunque tipo”.
Egli continua dicendo che sebbene l’ultima volta in cui Vipera sia stata menzionata risalga a settecento anni addietro, appare strano che sulla collina omonima non sia rimasta alcuna sua traccia. Dunque Vipera doveva trovarsi in un altro luogo, oppure potrebbe aver rappresentato un primitivo nucleo abitato dell’odierna Gambatesa, in epoca longobarda chiamata Guiperanum, e da cui ha preso nome il vicino “Toppo”. Quest’ultima ipotesi è possibile, ma ad oggi non è dimostrabile, e a me non pare del tutto logicamente accettabile, almeno in questi termini. Ma se proviamo ad immaginare che i primi abitanti dell’odierna Gambatesa provenissero da un altro luogo ad essa attiguo, magari chiamato Vipera, e che si fossero spostati, vuoi per motivazioni geo-politiche, alimentari, climatiche, per danni provocati da terremoti o frane, verso l’altura che oggi ospita il nostro bel borgo, allora tutto appare più plausibile. Torniamo per un attimo al Toppo della Vipera. Se è pur vero che non è stato rinvenuto alcun reperto in zona, è altrettanto vero che la ricerca si è soffermata solo sul colle specifico, e non è andata oltre, nelle zone adiacenti. Dietro il suddetto colle esiste una necropoli romana, che non disterà più di un paio di km dallo stesso. Che la zona sia stata abitata anche successivamente? Potrebbe essere. Ma indaghiamo più affondo questo Toponimo: perché Vipera? Il culto della vipera, o meglio, quello della Vipera Anfisbena, mitico serpente dotato di due teste, era largamente diffuso tra i longobardi, specie nel territorio giuridico beneventano, di cui all’epoca il nostro Fortore faceva parte. Come non supporre dunque che tale nome sia strettamente legato al periodo di frequentazione longobarda? Degli insediamenti longobardi, seppur minimi, dovevano essere presenti in quella zona, tanto più che nelle immediate vicinanze fu poi costruita la chiesetta oggi intitolata alla “Madonna della Vittoria”. Come mai quella chiesa si trova proprio lì, in un luogo evidentemente diverso e relativamente distante dall’attuale centro abitato? Se teniamo presente che San Barbato fece di tutto per sopprimere il culto idolatro della vipera, possiamo immaginare che il santuario della Madonna della Vittoria sia stato posto in quel luogo proprio come “rimedio” alle credenze, che visto il nome del colle, dovevano lì essere fortemente radicate. Non è da escludere che l’edificio potesse essere in un primo momento collegato proprio al culto della vipera, prima di esserne liberato e “riabilitato” dalla fede cristiana. Ma se c’era una religione, doveva anche esserci qualcuno che la praticava o che comunque ne seguiva i precetti. Ecco che torna ammissibile l’idea che Vipera si trovasse nei pressi dell’attuale Gambatesa, e che forse gli abitanti di questo antico borgo furono i primi ad insediarsi sull’altura su cui oggi sorge il nostro paese. Tutto quello che ho detto non è dimostrabile, ma di certo è ragionevole e non privo di un certo fascino. Ad ogni modo ai posteri, e ai veri storici, l’ardua sentenza!

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