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Don Peppino & Gambatesa: mezzo secolo di storia.

Don Giuseppe Nuzzi è stato il personaggio più importante della storia moderna di Gambatesa.

Uscendo (come al solito) dagli schemi e dai classici convenevoli, è mia intenzione augurare buona pensione a Don Peppino con uno scritto dal taglio uno po’ particolare, frutto di alcune personali riflessioni tese a tratteggiare un ritratto del longevo pastore (già educatore, docente, Vicario, guida spirituale) incentrato sul particolare rapporto sociale che negli anni ha stabilito con la comunità di Gambatesa.
Potrebbe stupirsi di quanto leggerà, o magari potrà farsi una risata, oppure irritarsi (ma, nel mio caso non sarebbe la prima volta! Mi perdonerà 😂).
D’altronde, pur non avendo ricoperto ruoli politici, egli è diventato una vera Istituzione del paese. Un personaggio pubblico di cui i posteri parleranno come un protagonista di mezzo secolo di storia locale.

Don Peppino, classe 1939, originario di Sant’Elia a Pianisi, approdava a Gambatesa il 2 ottobre del 1968 e, dopo 52 anni alla guida della Parrocchia intitolata a San Bartolomeo, dal 1° luglio 2020 non sarà più la guida pastorale della comunità (sebbene continuerà a risiedere in loco).

Ma cosa ha rappresentato realmente Don Peppino per Gambatesa?
Non penso di sbagliare a ritenere che, nell’immaginario collettivo dei gambatesani (anche dei più anziani), egli rappresenti una sorta di monumento.
Un simbolo che si identifica con il paese, di quelli che non vengono scalfiti dallo scorrere del tempo e che immaginiamo eternamente inamovibili, stanziali.
Un po’ come il Castello, la Fontana, il Carrarmanto: sono emblemi che solcano con maestria il corso della storia ma che restano sempre al solito posto, dove li abbiamo lasciati l’ultima volta.

Insomma, potevi andar via dal paese e stare lontano per anni, ma, quando tornavi per festeggiare la Madonna della Vittoria o qualche altra ricorrenza, avevi la certezza matematica di trovare Don Peppino sull’altare a dire la messa e a condurre la processione con lo zelo e l’attenzione che lo contraddistinguono.

Abbiamo iniziato questo scritto, dicendo che Don Peppino ha fatto la storia di Gambatesa.
Sfido chiunque (anche lui stesso 😂) ad affermare il contrario. Non solo per il lungo periodo alla guida della parrocchia di San Bartolomeo Apostolo (oltre mezzo secolo) quanto (e soprattutto) per l’autorevolezza (oltre che autorità!) e la capacità che ha avuto di influenzare il tessuto sociale del paese, anche oltre l’ambiente strettamente religioso.

Non c’è dubbio sul fatto che nei piccoli Comuni, il parroco (insieme al Sindaco, al maresciallo e al medico condotto) rappresenti un’autorità. Tanto più lo era nel 1968, quando a Gambatesa si camminava ancora con i muli e l’acqua corrente non arrivava nella gran parte delle abitazioni.
In ogni caso, al ruolo istituzionale del “parroco di paese” e alla classica gestione parrocchiale legata agli affari correnti di culto, Don Peppino ha saputo creare una parrocchia attiva e ben organizzata istituzionalizzando e portando avanti nei decenni tantissime attività di catechesi, iniziative di beneficenza, supporto e aggregazione sociale per giovani e meno giovani. Oltre che educatore parrocchiale, egli ha svolto per molti anni anche il ruolo di docente scolastico presso la locale scuola media.

Volendo ricostruire il suo rapporto con la comunità gambatesana, non è di poco conto la circostanza che Don Giuseppe sia stato sempre presente nei momenti, pubblici e privati, più importanti della vita dei suoi concittadini (battesimi, matrimoni, funerali, festività, iniziative varie).

E’ evidente che una presenza pubblica così massiccia, autorevole e costante, abbia influenzato il pensiero e le azioni delle tante persone che sono state in contatto con lui; pensieri e azioni che inevitabilmente hanno influito sugli eventi e sull’evoluzione del senso di comunità.
E’ un processo spontaneo, forse non realmente voluto. In effetti, noi “siamo quello che siamo” ma “siamo anche quello che facciamo“, nel senso che il vissuto di ognuno di noi (il nostro percorso educativo) finisce per condizionare prima le nostre opere e azioni e poi, a cascata, l’ambiente circostante.

E arriviamo al dunque: in che modo la comunità di Gambatesa avrebbe assimilato la presenza di Don Peppino?
Io credo in modo positivo.

Non siamo certo un’isola felice, ma, rispetto ad altre realtà più o meno vicine simili alla nostra mi sento di dire che siamo una comunità ordinata e decorosa nelle celebrazioni e nelle feste religiose; un popolo molto mite e non violento; abbiamo una buona generosità che si traduce nella propensione all’accoglienza e alla beneficienza; siamo abbastanza innovativi; nutriamo un buon rispetto per il prossimo; possiamo ritenerci, in generale, abbastanza organizzati nella gestione degli affari pubblici e privati. In altre parole, ritengo che Don Giuseppe abbia svolto un ruolo importante nell’educazione della comunità.

Altro discorso, seppur collegato al procedente, è il giudizio individuale che ogni cittadino può dare circa l’operato del proprio parroco.

Anche in questo caso, non sembra confutabile la tesi secondo cui le persone pubblicamente esposte, chiamate a prendere decisioni che incidono sulla collettività, in qualsiasi ambito della vita sociale, sono automaticamente sottoposte al giudizio dei consociati che tenderanno sempre a dividersi tra sostenitori e oppositori.
Penso che questa regola valga per tutti. Preti compresi.

Ma c’è un punto.
Essere simpatici a tutti può essere sinonimo di poca autorevolezza, o comunque un sintomo di una leadership indebolita da decisioni incoerenti prese in nome del c.d. “quieto vivere” (che poi tanto quieto non può essere).

Don Peppino è differente. E’ sempre stato uno di quelli “che non le manda a dire”!
Seppur nell’ultimo decennio più rigido e austero rispetto al passato, nel corso degli anni ha saputo mantenere il timone dritto, anche nei momenti più bui della sua permanenza a Gambatesa. Tante volte si sarà sentito solo, forse accerchiato da una comunità poco comprensiva e troppo chiacchierona.
Il periodo c.d. “delle scritte sui muri” (che conosco solo per sentito dire), la diatriba con l’ex Sindaco Venditti, solo per citarne un paio, non saranno stati certo momenti facili.

La storia giudicherà meriti e demeriti, ma è una cosa è certa: il nostro parroco è andato sempre avanti per la sua strada, con tenacia e determinazione, portando sempre avanti con rigore e decoro tutte le attività parrocchiali e quelle extra parrocchiali per il bene della comunità.

Del resto, lui, tra alti e bassi c’è, e c’è sempre stato, i suoi detrattori più accaniti sembrano tutti dissolti.

Da ricordare che la sua carriera pastorale non si è fermata ai confini di Gambatesa. Don Giuseppe Nuzzi vanta anche una onorevole carriera curiale: dopo due mandati da Direttore della Caritas Diocesana, nel 2008 Mons. Bregantini lo ha scelto come suo Vicario, ruolo che ha esercitato con la solita diligenza dal 2008 al 2016.

E siamo all’epilogo.

Come anticipato, in una calda domenica di fine giugno, dopo una sommessa comunicazione su Facebook, Don Peppino si è congedato dai fedeli annunciando l’assenso del Vescovo al suo definitivo ritiro dagli impegni ufficiali.

Non sappiamo se sia colpa del Covid o meno, ma non c’è stata nessuna festa, nessuna folla, niente che potesse somigliare lontanamente alle celebrazioni che gli sono state tributate per i 50 anni di sacerdozio.
Tuttavia, il Don, attivissimo sui social, è stato inondato di meritati attestati di affetto e di stima provenienti da tutto il mondo, degni di una carriera lunga in cui non si sarà certo annoiato.

Comunque, è stata una uscita di scena repentina e quasi anonima senza neppure il passaggio di consegne al nuovo parroco.

Ops. Il nuovo parroco designato dal Vescovo è Don Mauro Geremia, oggi in servizio a Pietracatella.
La notizia del trasferimento ha creato scompiglio nel comune dirimpettaio.
Da giorni si tengono manifestazioni di protesta per la scelta del Vescovo di trasferire l’amato pastore: articoli sui giornali, raccolta firme, servizi televisivi e sit-in permanente di giovani e anziani dinanzi alla chiesa. Una situazione ogni ora più incandescente che potrebbe addirittura far tornare il Vescovo sui suoi passi e lasciare la parrocchia di Gambatesa temporaneamente scoperta.

Avevamo appena detto che l’uscita di scena di Don Peppino è stata un po’ sottotono.
Evidentemente ci sbagliavamo. Sempre che di uscita di scena si tratti….

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